stampa in quadricromia

Stampa in quadricromia: perché si chiama così e come funziona?

Avete mai sentito parlare della Stampa in Quadricromia?

Sembra una parola dal significato complesso ma, in realtà, la stampa in quadricromia non è altro che la tecnica utilizzata per stampare immagini a colori.

Rispetto al passato, il processo di questo tipo di stampa è molto più semplice. Ai giorni nostri, infatti, si tratta del sistema (per stampa offsetdigitale) più adoperato al mondo.

Sappiamo che siete curiosi di scoprire il perché di questo nome e come funziona.

All’interno del nostro articolo, semplice e (speriamo) per nulla tecnico, troverete queste e altre importanti informazioni da conoscere su questo tipo di stampa.

Siete pronti?

Perché si chiama stampa in “quadricromia”?

Questo metodo di stampa prende il nome di “quadricromia” per l’utilizzo di quattro colori.

Nello specifico, si tratta di: ciano…magenta…giallo…e nero.

Da qui anche l’acronimo (inglese) “CMYK” che sta per:

  1. Cyan (ciano);
  2. Magenta (magenta);
  3. Yellow (giallo);
  4. Key (“colore chiave”, ovvero il nero).

Come funziona la stampa in quadricromia?

stampa in quadricromia

Come, appena detto, la stampa in quadricromia è caratterizzata dall’utilizzo di quattro colori che permettono di riprodurre su carta (circa) il 70% dei colori visibili all’occhio umano.

In particolare, ciano, magenta, giallo e nero vengono mescolati e per sintesi sottrattiva danno vita a tanti, tantissimi, altri colori.

Così facendo, attraverso questo tipo di “sintesi” che adesso andremo a spiegare meglio, i colori di base “CMYK” che vengono stampati su un foglio bianco fungono da filtro.

La “sintesi” o “mescolanza” sottrattiva è un procedimento in cui: la superficie di un qualsiasi oggetto assorbe in modo selettivo solo alcune lunghezze d’onda della luce riflettendone, a sua volte, altre che restituiscono all’occhio umano il colore.

Nel procedimento della stampa in quadricromia:

  • la luce, assorbita in parte dall’inchiostro, attraversa il primo dei quattro colori;
  • la luce rimanente, ancora in parte assorbita, attraversa il secondo dei quattro colori;
  • l’ultima parte di luce rimanente viene riflessa dal foglio bianco e va a colpire l’occhio umano.

Attraverso questo stimolo riusciamo a vedere le tinte e i colori più vari e disparati.

Conclusione

Nella stampa in quadricromia assumono, dunque, grande importanza i quattro colori “CMYK” che attraverso la sintesi sottrattiva creano tanti altri colori.

La miscela dei colori avviene stampando una serie di puntini dall’unico colore utilizzando i cosiddetti “retini.

Ciò che vediamo sul foglio di carta è il risultato di una miriade di puntini che, uno accanto all’altro, danno l’illusione di vedere un’immagine continua.

I “retini” posizionano in maniera corretta questi puntini permettendo di stampare l’immagine che desideriamo.

Una macchina per la stampa, offset o digitale che sia, non mescola direttamente i colori ma stampa puntini con una determinata dimensione e frequenza.

A questo punto, il nostro cervello e i nostri occhi “rielaborano” il tutto e vedono il colore formato dall’unione di quei puntini.

Ecco, dunque, spiegata la “magia” della stampa in quadricromia.